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L'inverter residenziale con accumulo solare è un componente fondamentale degli impianti solari domestici, che integra la conversione dell'energia solare e la gestione della batteria in un unico dispositivo. Il suo ruolo principale è convertire l'elettricità a corrente continua (CC) prodotta dai pannelli solari in elettricità a corrente alternata (CA) utilizzabile dagli elettrodomestici.
Oltre a convertire l'energia, l'inverter gestisce la carica e la scarica di un sistema di batterie. Durante il giorno, l'inverter fornisce l'elettricità generata dai pannelli solari all'abitazione, carica la batteria con l'energia in eccesso e può immettere l'eventuale surplus nella rete elettrica se il sistema è collegato alla rete.
Durante la notte o nei periodi di scarsa luminosità, l'inverter preleva l'energia immagazzinata dalla batteria per alimentare l'abitazione. Se la batteria è scarica, l'inverter può commutare automaticamente l'alimentazione sulla rete elettrica. Nei sistemi progettati per l'alimentazione di backup, l'inverter può anche isolare l'abitazione dalla rete durante un'interruzione di corrente, consentendo agli elettrodomestici essenziali di continuare a funzionare grazie all'energia solare e alla batteria.

Inverter ibrido monofase e trifase a bassa e alta tensione:
Questo inverter ibrido adotta i componenti di potenza con tecnologia SIC, ponte completo a fase sfasata e altre tecnologie, garantendo al contempo una commutazione multimodale senza interruzioni, sicurezza, elevata efficienza e prestazioni operative a bassa interferenza, migliorando così la stabilità e l'affidabilità dell'intero sistema di accumulo di energia.
SICURO E AFFIDABILE
Grado di protezione IP65 per resistere alle intemperie esterne
Transizione senza interruzioni alla modalità di backup quando l'alimentazione di rete viene interrotta
INSTALLAZIONE FLESSIBILE E FACILE
Leggero e compatto, ottimizzato per la dissipazione del calore
Interfaccia plug and play, facile da installare
INTELLIGENTE ED EFFICIENTE
EMS integrato per ottimizzare la gestione della batteria
L'efficienza di carica e scarica raggiunge fino al 95%
AVANZATO E AMICHEVOLE
Monitoraggio APP. Tieni sotto controllo l'energia della tua casa in tempo reale
Aggiornamenti software remoti e impostazioni personalizzabili
L'Inverter Ibrido Isuna di Sinexcel, monofase e trifase da 5-12kW triplo MPPT, doppio ingresso batteria, IP65, è adatto alle batterie agli ioni di sodio con una tensione di lavoro 33-60V. Questo dispositivo elettronico che permette di convertire la corrente continua fornita dai pannelli solari fotovoltaici in corrente alternata, con uscita monofase e trifase adatta per il consumo di abitazioni o locali commerciali.
E' dotato di funzione Zero Immissione integrata, quindi è possibile impostare di NON esportare energia nella rete, impedendone quindi la vendità. Il sistema è altamente affidabile, con protezione IP65 contro polvere e acqua e un raffreddamento passivo che ne aumenta la durata. Utilizza la tecnologia al carburo di silicio (SiC) per una maggiore efficienza e può essere installato facilmente grazie al design plug-in.
Supporta fino a 15 unità in parallelo per un'espansione modulare. Garantisce continuità dell'alimentazione con una funzione UPS e un rapido passaggio tra modalità on-grid e off-grid. Il monitoraggio è avanzato, con integrazione cloud e piattaforme VPP, mentre l'interfaccia Isuna semplifica la gestione del sistema.
Grazie al modulo WiFi è possibile monitorare l'impianto fotovoltaico e controllare i consumi da remoto, tramite le App:
Sinexcel ESS LINK App: (Download> iOS / Android) Questa app fornisce funzioni di debug dei parametri delle apparecchiature fotovoltaiche. Dopo la registrazione e l'accesso all'app, gli utenti possono collegare il dispositivo offline, cambiare dispositivo sulla home page e visualizzare le informazioni statistiche di ciascuna dimensione del dispositivo. Trova i dettagli del dispositivo corrispondente in I miei dispositivi e fai clic sull'icona a tre punti nell'angolo in alto a destra per visualizzare le impostazioni dei parametri, i dati di misurazione, le informazioni sulla versione, i dati storici, le impostazioni di monitoraggio e altre funzionie.


I SiC MOSFET sono i componenti del presente e dell’immediato futuro. Consentono di migliorare i dispositivi di potenza, esaltando gli aspetti migliori, come l’efficienza, la leggerezza, il funzionamento a temperature più basse, e così via. Con alcune simulazioni si possono raffrontare i comportamenti statici e dinamici negli inverter, al fine di raccogliere e analizzare i migliori risultati tra i due componenti elettronici di potenza.
Questi nuovi componenti di potenza, in linea generale, superano gli aspetti negativi di quelli precedenti (transistor bipolari, Si MOSFET e IGBT) e mettono a disposizione dei progettisti molte caratteristiche che instaurano, di fatto, la realizzazione di dispositivi a prova di futuro. L’articolo passa in rassegna le più importanti differenze operative tra i due componenti. I nuovi MOSFET al SiC (Carburo di Silicio) permettono il funzionamento di inverter e altri circuiti di commutazione in un regime molto più conveniente.
Si possono evincere facilmente, infatti, miglioramenti nell’aspetto dell’efficienza. Le perdite di potenza sono sostanzialmente ridotte, le densità di potenza sono aumentate e, a parità di potenza, i circuiti sono nettamente più piccole e leggere. Oggi sono sempre più numerose le aziende che si dedicano in toto alla produzione dei nuovi semiconduttori di potenza.
I miglioramenti dell’efficienza (e di conseguenza le riduzioni delle perdite di potenza), attraverso l’adozione di MOSFET a base di carburo di silicio (SiC) realizzano, indirettamente, una piena sostenibilità ambientale per un futuro più pulito e più verde. I successivi esempi mostrano come sia possibile ottenere miglioramenti dell’efficienza con l’utilizzo di MOSFET SiC nelle applicazioni di potenza.
Molti esperimenti vengono svolti dalle aziende per minimizzare tutte le possibili perdite generate durante il funzionamento degli inverter. A parità di caratteristiche statiche e dinamiche dei componenti di commutazione, una completa sostituzione degli interruttori elettronici garantirebbe un miglioramento totale delle prestazioni del dispositivo, a patto che vengano mantenuti efficienti i criteri di pilotaggio degli stessi (driver).
Modificando l’elemento di commutazione con la sostituzione dell’IGBT con un MOSFET SiC, le perdite per elemento, durante il funzionamento nominale, potrebbero ridursi generalmente anche del 50%. Tali risultati sono possibili, tra gli altri motivi, anche alle capacità di commutazione superiori dei MOSFET SiC. L’adozione dei MOSFET SiC ha diversi vantaggi, oltre alla riduzione delle perdite.
I MOSFET SiC, per esempio, hanno eccellenti caratteristiche di funzionamento in ambienti ad alta temperatura, in pratica essi lavorano egregiamente in condizioni estreme e non risentono dell’effetto valanga.
Per questi motivi i sistemi di dissipazione attivi o passivi (ventole, dissipatori e altro) possono esser ridotti al minimo, avvantaggiando gli aspetti della leggerezza e dell’ingombro dei dispositivi finali. Dal momento che le perdite di commutazione con i MOSFET SiC risultano essere molto basse, è possibile “spingere” gli inverter a lavorare a frequenze maggiori. Questo aspetto migliorerebbe anche altri fattori e renderebbe possibile l’adozione di componenti induttivi e capacitivi dal valore (e dal profilo) più ridotto, non perdendo però d’occhio l’aspetto EMI. Bobine, trasformatori, condensatori e altri elementi reattivi risultano, quindi, meno critici e meno costosi.
I MOSFET SiC, inoltre, eliminano la “corrente di coda” durante la commutazione, con conseguente funzionamento più rapido e maggiore stabilizzazione. Il parametro Rds(on) e, in particolare, la minore resistenza in fase di conduzione (vedi grafico di cui in figura 1) e la dimensione minore del chip determinano, senza dubbio, una capacità e una carica di gate ridotte. Il SiC mostra proprietà del materiale superiori e consente una maggiore miniaturizzazione del pacchetto e risparmi energetici rispetto ai dispositivi al silicio (Si).
Per questi ultimi, purtroppo, con l’aumento della temperatura, la resistenza in fase di ON può anche raddoppiare, innescando il sopracitato effetto valanga. Gli IGBT, da un lato, gestiscono e garantiscono tensioni di funzionamento di 4000 V e correnti superiori a 1000 A, ma dall’altro lato la loro frequenza di commutazione è molto più bassa rispetto a quella dei nuovi componenti. Pertanto tutta la loro robustezza non permette una proporzionale riduzione delle dimensioni e dei pesi.
Figura 1: resistenza generica dei dispositivi in stato di conduzione

I MOSFET di potenza e gli IGBT sono semplicemente interruttori azionati in tensione, perché il terminale “gate” è elettricamente isolato e si comporta come un condensatore. Per accendere il dispositivo occorre applicare una tensione positiva a tale terminale, mentre per spegnerlo occorre commutarlo a 0 V. Il passaggio tra lo stato di ON a quello di OFF (e viceversa) non è istantaneo ma impiega un breve tempo che dipende da diversi fattori. Una delle principali motivazioni è rappresentata dalla capacità di ingresso del gate, equivalente a un condensatore.
La massima potenza dissipata (inutilmente) dal dispositivo si ha proprio in corrispondenza del fronte di salita e di discesa del componente, a cui corrisponde un importante innalzamento di picco della tensione e della corrente. Per ridurre, in modo significativo, la potenza dissipata durante la commutazione dei dispositivi (IGBT e MOSFET SiC) è importante caricare e scaricare il gate con una alta velocità, in modo da abbassare le perdite di commutazione. A questo scopo si possono utilizzare speciali circuiti, i gate driver, che consentono di raggiungere, in uscita, delle correnti elevate e sono specializzati a lavorare ad alte velocità.
Durante il pilotaggio di un dispositivo è particolarmente importante la tensione di Miller, che è la tensione di gate alla quale la corrente di collettore non cambia. Nella maggior parte delle applicazioni questa tensione è compresa tra 4 V e 6 V, e può essere utilizzata per controllare la commutazione attraverso il gate drive. Gli IGBT e i MOSFET, nella fase di conduzione, si comportano allo stesso modo e l’andamento della corrente e della caduta di tensione sono abbastanza simili. Al contrario, nella fase di spegnimento, l’andamento delle correnti è diverso. Gli IGBT sono affetti da una “corrente di coda” (vedi in figura 2) che, invece, nei MOSFET è inesistente.
La coda è causata da portatori di minoranza che mantengono il dispositivo acceso per alcuni istanti. La fase di spegnimento degli IGBT può essere distinta i due fasi successive: nella prima fase, il suo comportamento è simile a quello di un MOSFET. La seconda fase, caratterizzata dalla “coda di corrente”, è specifica per l’IGBT. Essa si verifica mentre c’è la presenza di una tensione importante sul dispositivo, e provoca perdite importanti a ogni spegnimento.

Le perdite sono strettamente legate alla frequenza di commutazione e diventano critiche quando il sistema lavora a regimi molto alti. In questi casi è possibile aumentare il dv/dt diminuendo il valore della resistenza di pilotaggio del gate, consentendo una carica più rapida. Si noti, infatti, che normalmente le perdite di spegnimento sono proporzionali proprio ai valori della resistenza di gate. A ogni modo, nel calcolo generale di un transiente, la potenza media dissipata dal componente, a regime, è abbastanza trascurabile.
Efficienza
I MOSFET SiC, nelle applicazioni statiche o di commutazione, permettono di ottenere sistemi di trasformazione efficienti, grazie alla intrinseca Rds(on) decisamente più bassa di ogni altro componente. Le efficienze superiori al 90% sono, generalmente, considerate come buoni risultati, ma i dispositivi moderni consentono efficienze ancora più elevate. Alte efficienze, infatti, consentono di ottenere minori sprechi di energia, sviluppo di meno calore dei circuiti, un maggiore risparmio di corrente elettrica e allungamento della vita media dei componenti elettronici.
Le aziende di dispositivi di potenza e di inverter investono molto tempo e denaro affinché i propri prodotti possano guadagnare anche qualche decimo di percentuale di efficienza in più. A grandi potenze, un seppur piccolo miglioramento è importante. L’efficienza è calcolata come la potenza di uscita divisa per la potenza di ingresso ed è espressa in percentuale.
La differenza tra la potenza in ingresso e la potenza in uscita costituisce uno spreco e viene persa sotto forma di calore inutilizzato. La figura 3 illustra un semplice schema di principio sul quale viene effettuato, a titolo di esempio, un test dinamico che prevede l’attivazione commutata di un IGBT e di un MOSFET SiC ed è caratterizzato dai seguenti parametri:

Il funzionamento di entrambi i circuiti avviene regolarmente e senza problemi. I carichi sono attivati con una veloce commutazione ultrasonica che attiva una efficiente erogazione di energia sui carichi. Tuttavia, i due funzionamenti sono caratterizzati da piccole differenze dinamiche che prediligono l’utilizzo della soluzione a MOSFET SiC. Il grafico delle correnti, mostrato in figura 4, sembrerebbe assicurare una equa e identica erogazione dell’energia sui carichi. Malgrado ciò, i due dispositivi si comportano in modo leggermente diverso e il seguente elenco raccoglie alcune differenze:
Infine l’analisi dell’efficienza media a regime dei due circuiti decreta i seguenti risultati:

Conclusioni
Con i nuovi dispositivi di potenza, il calcolo delle perdite di potenza è un passo obbligato per la progettazione di circuiti. Le tecniche per migliorare il sistema di commutazione e l’efficienza nei circuiti sono diverse e ogni tipologia di dispositivo di potenza possiede le proprie caratteristiche che i progettisti sono chiamati a esaminare molto attentamente.
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